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Nuovo stop per la cannabis light, bloccato l’emendamento alla manovra

Riccardo Magi ha presentato la proposta di modifica alla finanziaria, di “+ Europa”, ma è  stata subito accantonata nel corso dell’esame in commissione Bilancio alla camera.

Regolamentare la filiera della Canapa in Italia resta un tabù

L’ultima proposta, quella che doveva normare un settore (quello della cosiddetta cannabis light) che nel nostro Paese comincia ad avere cifre importanti in termini di addetti e fatturato si è arenata tra polemiche e barricate ideologiche.

Il deputato Riccardo Magi ha tentato il “blitz” e ha presentato un emendamento alla legge di bilancio, intitolato “Misure a sostegno della filiera della canapa” alla commissione competente di Montecitorio. La discussione è stata subito accantonata facendo insorgere le opposizioni: ”L’accantonamento non basta: la proposta va respinta al mittente” ha affermato Andrea Mandelli, capogruppo di Forza Italia alla Camera. 

Sulla stessa lunghezza d’onda Lega e Fratelli d’Italia che hanno chiesto il ritiro, dell’emendamento sulla cannabis light, sottolineando come si tratti di un tema che potrebbe condizionare i rapporti fra minoranza e maggioranza.

Insomma l’argomento cannabis light sembra più che mai scottante in un momento in cui l’Italia è alle prese con una crisi sanitaria, sociale ed economica senza precedenti.

Addirittura a Montecitorio si parla di un emendamento che se ripresentato potrebbe far saltare l’approvazione dell’intera manovra. La cannabis light assumerebbe quindi un’importanza storica!

Le dichiarazioni degli onorevoli

“Nella Maggioranza il movimento 5 stelle è in gran parte favorevole”, spiega Riccardo Magi in una dichiarazione ad Open, “in passato avevamo presentato anche emendamenti simili assieme. Nel partito Democratico ci sono alcune resistenze e, da quello che mi risulta, i parlamentari di Italia Viva sono i più reticenti”.

Il deputato ha sottolineato “l’essenzialità di fare chiarezza in questo campo”. Questo non ha un vero quadro normativo di riferimento ma che da lavoro a circa 10 mila persone le quali potrebbero perdere la loro occupazione da un momento all’altro a causa di questa mancanza legislativa.

Magi comunque si è detto pronto a ripresentare l’emendamento ma si prevede una dura battaglia fatta soprattutto di posizioni ideologiche. La concezione della cannabis light è sempre l’oggetto del contendere che da molti politici viene accomunata ad una droga. Sul blog dell’ex ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini si legge:

“Nei mesi scorsi avevo presentato una proposta di legge per consentire l’uso della cannabis per fini industriali e terapeutici, ma vietandone la vendita.

 I giallorossi vanno nella direzione opposta e strizzano l’occhio alla legalizzazione delle droghe. Per noi, invece, non esistono doghe leggere, esistono droghe, e basta.”

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Che cosa aspettarsi

Nel recente passato comunque  abbiamo visto un tentativo simile per normare il settore con esito sicuramente diverso.  Il 20 novembre scorso il Movimento 5 stelle ha presentato un emendamento per regolamentare l’intera filiera della canapa, con anche la liberalizzazione della “cannabis light”. Notare la differenza anche di nomenclatura. Per Mariastella Gelmini la cannabis è cannabis e basta; per il movimento 5 stelle è cannabis light, è quindi prevede una distinzione tra quella che non è light, ossia tra CDB e THC per esempio.

L’oggetto dell’emendamento al D.l. Ristori (decreto legge che introduce misure urgenti per la tutela della salute e per il sostegno ai lavoratori e ai settori produttivi, nonché in materia di giustizia e sicurezza connesse all’epidemia da COVID-19), è la canapa con un contenuto di principio attivo (THC) al di sotto dello 0,5%.

Secondo gli autori della proposta quello della canapa “light” è “un fenomeno che non può più essere ignorato”. Ma non solo: “Esso deve essere prontamente affrontato con un approccio oggettivo e concreto, attraverso una chiara e complessiva regolamentazione”.

È evidente che una parte del mondo politico in un momento di crisi economica come quello attuale, vuole sbloccare definitivamente  la cannabis light. Questo è un settore in costante crescita, che nel 2019 ha generato un fatturato stimato in 150 milioni di euro, un settore ovviamente molto promettente in termini di aumento  di posti di lavoro, di introiti per le aziende e di immancabili tasse per lo Stato.

Inoltre, bisogna considerare anche la necessità di regolare l’indotto distributivo della cannabis light.

Dove non c’è rigore normativo spesso di sono problemi di trasparenza delle informazioni e delle indicazioni relative ai prodotti commercializzati. In Italia la coltivazione della canapa è completamente legale, ma lo Stato non ha mai voluto normare l’uso umano delle infiorescenze. Da questo vuoto, dovuto soprattutto ad uno stallo dal punto di vista politico e di discrezionalità dal punto di vista legale, agricoltori e commercianti sono a rischio di pesanti sanzioni e i lavoratori sono a rischio licenziamento, rischio hard non light.